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venerdì 21 maggio 2021

72 - "La Belva Deve Morire" ("The Beast Must Die", 1938) di Nicholas Blake

Copertina dell'edizione pubblicata dalla
Polillo Editore
Esistono libri che segnano la storia della letteratura, se non addirittura la Storia con la S maiuscola (tipo la Bibbia di Gutenberg, "L'Interpretazione dei Sogni" di Freud e "Il Capitale" di Marx). Si tratta di opere che, grazie alla forza dirompente delle loro parole (che non sono meno potenti delle intenzioni, come qualche cretino vorrebbe farci credere) e degli argomenti che magari hanno il coraggio di affrontare sotto un nuovo punto di vista, danno come una scossa alle menti dei lettori, gettano benzina su convinzioni nebulose per conferire loro consistenza, irrompono nella vita di tutti i giorni con i loro insegnamenti oppure illuminano e indicano nuove strade per esplorare quella Terra di Nessuno che è il cervello umano, tanto prezioso quanto semisconosciuto. Ora, siccome Three-a-Penny è un blog dedicato alla classica crime story, per introdurre la recensione di oggi non mi dilungherò troppo sul generale, ma mi concentrerò sul particolare e su alcuni titoli che si possono considerare a ragione come veri e proprio outsider. Ad esempio, "Il Mistero della Camera Gialla" di Gaston Leroux è stato uno tra i primi romanzi del mistero a presentare un delitto avvenuto in una stanza chiusa dall'interno. Prima di allora (era il 1907) c'era stato Poe con "I Delitti della Rue Morgue" a fare un tentativo in tal senso, ma finì per scrivere un racconto e non una storia articolata. Pertanto, Leroux ha avuto la brillante idea di estendere questo lampo di genio dello scrittore americano e ha consegnato ai lettori qualcosa di mai visto prima: un crimine il cui colpevole non esiste (almeno in apparenza), dal momento che non si può essere trovato sul luogo della tragedia. Allo stesso modo, E.C. Bentley ha introdotto una grossa innovazione scrivendo "La Vedova del Miliardario" nel 1913, tracciando una sorta di modello a cui si sarebbero ispirati moltissimi tra i suoi colleghi del Detection Club: la casa di campagna, l'investigatore che deve sentire i testimoni racchiusi in una cerchia ristretta di persone, l'uso dell'atmosfera per caricare il racconto di tensione... Richard Austin Freeman, poi, con il personaggio del dottor Evelyn Thorndyke ha inaugurato il giallo scientifico, dove contano le prove di laboratorio, gli indizi sul campo e la logica per trovare un assassino, senza scomodare la psicologia; mentre Francis Iles ha compiuto esattamente il percorso inverso con "L'Omicidio è un Affare Serio" e il calare il lettore dentro la testa del criminale.

Tutti questi romanzi, pertanto, hanno dato uno scossone non da poco alle convenzioni che volevano il giallo come una sorta di mero cruciverba, in grado di distrarre senza spendere troppe energie. Ed è stata una cosa molto buona; ma da un certo punto la faccenda è cambiata ancora e un'altra rivoluzione è giunta a scardinare le certezze del genere mystery. Infatti, alcuni autori hanno iniziato a veicolare messaggi importanti attraverso un tipo di letteratura "commerciale" come quella del giallo, innalzando questi libri alla pari con opere più pretenziose: così non solo ci si ritrovava a scorgere usi e costumi dell'epoca, ma pure convinzioni e cambiamenti che stavano avvenendo dentro alla società. E in molti hanno fatto tutto ciò attingendo dal passato e dando vita a una crime novel che mette insieme logica e psicologia, praticità e riflessione, creando opere senza tempo che resistono ancora oggi. Ad esempio, "Assassinio sull'Orient-Express" di Agatha Christie è ancora in vetta alle classifiche di tutto il mondo perché racconta una storia dove esiste un caso "tangibile", con tanto di indizi, ma pure mette in discussione il senso di giustizia. Cosa è Bene e cosa è Male? Questo è il punto cruciale del successo del romanzo. Stessa cosa per l'opera di Dorothy L. Sayers, la quale riesce ad andare molto più in profondità di qualsiasi altra nel declinare innumerevoli temi, trattandoli con serietà e rispetto. Oppure ancora certi gialli di John Dickson Carr, come "Le Tre Bare" e "Il Terrore che Mormora" che suscitano dibattiti accesi, oltre a presentare enigmi di prim'ordine. In questo numero di giallisti e di titoli immortali io personalmente aggiungo pure Nicholas Blake assieme alla sua opera. Blake è stato una delle stelle più fulgide del giallo di seconda generazione all'interno del Detection Club, assieme a Edmund Crispin, Michael Innes e Christianna Brand: nelle sue trame non sono mancate indagini improntate sulla raccolta di indizi tangibili, ma allo stesso tempo la ricerca della verità attraverso lo studio del comportamento umano ha avuto un enorme sviluppo, portando all'evoluzione di alcuni concetti considerati immutabili. Dilemmi morali e questioni esistenziali non sono mancate all'interno dei suoi gialli (basti pensare a "Quando l'Amore Uccide" che ho già recensito), e oggi voglio ribadire questo concetto presentandovi quello che viene considerato come il suo mystery più celebre e acclamato: "La Belva Deve Morire" (Polillo Editore, 2002), una storia di dramma, tormento, disperazione, vendetta, rancore e giustizia che trova pari esempio in pochissime altre occasioni e mostra fin dove ci si può spingere nell'innovare un genere letterario.

A Lane near Arles, Vincent van Gogh, 1888
Il racconto si apre con un breve quanto lapidario paragrafo: "Ho deciso di uccidere un uomo. Non so chi sia né dove viva, non ho idea di che aspetto abbia. Ma lo troverò e lo ucciderò". Molto melodrammatico, vero? D'altronde, a parlare in prima persona è uno scrittore di romanzi gialli, Frank Cairnes, il quale sta scrivendo un diario sotto lo pseudonimo di Felix Lane che funzioni come "complice muto" del proposito criminale che si è prefisso di assolvere: trovare l'autista dell'automobile che ha investito e ucciso il suo piccolo Martie e ripagarlo della stessa moneta, poiché la polizia è arrivata a un punto morto. Eppure Felix sembra preda di una sorta di disarmante avvilimento: nonostante voglia riuscire nel proprio compito, non ha la più pallida idea di come fare per portarlo a termine e la sua coscienza ogni tanto fa capolino per metterlo in guardia. Oltretutto, i pochi rapporti che ha deciso di mantenere lo inducono a trovare conforto nel prossimo; ma Lane è deciso: non riuscirà a vivere se prima non avrà giustiziato l'assassino di suo figlio e riversa il suo odio sulla carta, per poter ragionare con lucidità maggiore. E se all'inizio le cose non promettono molto bene, al punto di indurlo quasi a rinunciare per la sfiducia, ben presto alcuni dettagli sulla figura del misterioso omicida iniziano ad emergere. Durante un viaggio in macchina, infatti, Felix si imbatte in una fattoria molto isolata dove viene a sapere che un certo autista è finito in una gora d'acqua proprio nel periodo cruciale della tragedia occorsa a Martie. Perché lavare di proposito un parafango, se non ci fosse stata dietro una coscienza sporca? Nell'auto si trovavano due persone: un omone volgare che continuava a blaterare e una ragazza che aveva tutta l'aria di essere sull'orlo di una crisi di nervi. Per una coincidenza fortuita, costei è un'attrice conosciuta in Inghilterra, Lena Lawson, e Felix riesce ad ottenere un incontro con lei con la scusa di raccogliere materiale per un suo prossimo libro. La ragazza è molto bella, anche se un po' vanesia e superficiale, e pare abbia avuto un forte esaurimento nervoso qualche tempo prima: forse a causa del trauma di un investimento? Da questo punto in poi, Lane inizia a ricostruire il passato della giovane e si rende conto di come i tasselli vadano pian piano al loro posto: c'è addirittura un certo George Rattery che compare di sfuggita nei suoi discorsi e che viene subito scacciato, come se fosse un orrendo ricordo...

Felix Lane ormai è certo che il suo uomo (e vittima designata) sia Rattery; per cui, con una scusa, si fa presentare alla sua famiglia da Lena e inizia a sondare il terreno per capire se i suoi sospetti siano fondati o meno. Al di là di questo discorso, comunque, George si rivela essere un uomo terribile: alza la voce e le mani con la moglie Violer e con il figlioletto Phil, asseconda le idee antiquate e rivoltanti della madre Ethel che governa la casa a proprio piacimento, flirta con la signora Rhoda Carfax, la moglie del socio in affari con cui gestisce un'officina per automobili. E poi assume comportamenti egocentrici e pretende di essere l'unico in grado di sapere come stare al mondo. Felix ha deciso che, anche se non fosse l'uomo che sta cercando, l'assassino del suo piccolo Martie, Rattery deve scomparire dalla faccia della terra per non rischiare di influenzare negativamente Phil e portarlo alla pazzia. Però le cose sono più facili a dirsi che a farsi: come ha insegnato il mite dottor Bickleigh di "L'Omicidio è un Affare Serio", non è semplice ideare un delitto e poi farla franca. Servono doti particolari quali sangue freddo, un cervello capace di prevedere le mosse degli investigatori, essere in grado di dimostrare di non poter essere sospettabili. Felix possiede tutto ciò? A quanto pare è così poiché, nonostante un tentativo andato a vuoto, adesso ha trovato il modo giusto per sbarazzarsi di George Rattery: un finto incidente in barca, dal momento che l'altro non sa nuotare. Così arriva il gran giorno, tutto è pronto fin nei minimi dettagli... Quando all'improvviso il Fato decide di metterci lo zampino ancora una volta: dopo aver favorito Lane, ora pare ostacolarlo. Ma le cose non sono così semplici e ci saranno ancora tanti colpi di scena, prima della scoperta della verità sul caso raccontato in "La Belva Deve Morire". Perché ci sarà davvero un delitto, ma non certo come il lettore si aspetterebbe; e nemmeno Nigel Strangeways, convocato d'urgenza da Felix per un aiuto disperato, assieme alla moglie Georgia. Il racconto, da psicologico puro, si trasforma in un misto affascinante che saprà catturare il lettore e non gli permetterà di chiudere il libro. "La belva deve morire" recita il titolo: chissà se le cose andranno davvero in questo senso.

Two Figures in a Boat, Eric Ravilious, c.1930s
Mi fermo a questo punto nel delineare la trama per non rischiare di rovinarvi la lettura, dal momento che le scoperte che verranno in seguito saranno a dir poco sorprendenti. Tengo comunque a dirvi fin da subito che "La Belva Deve Morire" è proprio il tipo di giallo che oserei definire perfetto. Ogni cosa al suo interno è stata calcolata nei minimi dettagli, gli equilibri dosati da una parte e dall'altra per non sbilanciare un aspetto rispetto a un altro, i temi sono stati approfonditi, sviscerati, analizzati e restituiti al lettore con una forza strabiliante. Insomma, ha letteralmente tutto ciò che uno può chiedere a un autore perché soddisfi i propri desideri. Quello che più si nota leggendo questo romanzo, però, è che Blake vi ha infuso un'attenzione particolare nel trattare la psicologia dei personaggi, compiendo un grosso passo in avanti nella trattazione del senso di ciò che è giusto o sbagliato e quello di colpevolezza, proprio di un criminale. Con Felix, ci troviamo di fronte non solo a uno scrittore di mysteries fin troppo deciso a farsi giustizia da sé, caratterizzato in profondità e le cui caratteristiche mentali vengono continuamente sottoposte al giudizio del lettore, ma pure a una serie di sospettati di un delitto la cui personalità ci viene svelata pian piano, in un crescendo di tensione ed atmosfera a dir poco suggestiva. Dapprima facciamo il nostro incontro con quest'uomo distrutto dall'assassinio del figlioletto, con la vita spezzata e mai più sanabile: grazie al suo diario, riusciamo ad entrare nella sua mente, ad aggirarci tra le macerie che la popolano e agli spettri che la infestano tipo una casa stregata, e scopriamo come non sia quello che viene definito di solito "un assassino nato", quanto piuttosto un individuo portato all'esasperazione (non alla pazzia, sia chiaro, poiché ragiona con una lucidità distorta solo in parte) e che non ha più nulla da perdere. Quello che ci viene descritto è ormai un essere umano finito, straziato nell'animo, incapace di far fronte alla prova alla quale è stato sottoposto. Attraverso le sue stesse parole, veniamo a sapere come il dolore sia diventato talmente forte, per lui, da trasformarsi in cibo di cui nutrirsi, carbone che alimenti la sua sete di vendetta, l'unica cosa che gli resta. E in tutto questo, sembra che Felix Lane stia compiendo una sorta di analisi di Frank Cairnes, come se volesse tentare di comprendere il "se stesso" che fa capolino tra le righe. Credo sia uno dei ritratti più terrificanti e straordinari di assassino (presunto o meno, si scoprirà più avanti) che abbia mai ritrovato in un giallo, poiché non solo riusciamo a percepire i lati più oscuri del suo cuore e della sua mente, ma pure le debolezze a cui va incontro. La sua coscienza, così debole quanto la fiammella di una candela agitata dal vento, sembra sempre lì lì per estinguersi e far diventare Felix un criminale; eppure, resiste tenace contro i soffi malvagi che vogliono soffocarla (pp. 11-13, 18, 20-22, 25, 29, 33, 36-39, 41-42, 44-47, 53, 55-62, 64-69, 73, 75-76, 79-81, 84-86, 88-89, 91, 93-100, 102, 104, 108-109, 112-113, 119-123, 133-134, 136-137, 165-167, 208, 212-213, 253).

Il diario di Felix, tuttavia, non si limita a mostrarci come sia fatto il suo proprietario, cosa pensi, come intenda agire per vendicarsi, quali terribili piani stia facendo contro l'assassino del figlio; attraverso i ritratti che delinea Lane, ci facciamo un'idea ben precisa delle altre persone in cui egli si imbatte e che saranno poi parte integrale dell'indagine successiva. Da fine psicologo e conoscitore della natura umana, egli ci permette di fare il nostro incontro con Lena Lawson, questa attrice un po' sciocca ma decisa, descritta come volgare e appassionata amante in un primo momento, poi come leale amica e confidente. Assistiamo alla sua graduale evoluzione, all'attaccamento sincero che sviluppa verso Felix, ai suoi timori che lui possa considerarla simile a una donna di facili costumi, all'insicurezza nascosta sotto gli atteggiamenti impostati dell'attrice di professione. Anche lei, allo stesso modo del suo amato "Micetto", è sensibile e capisce che c'è qualcosa che non va in Lane, però non riesce ad essergli d'aiuto. Felix lascia emergere il suo lato più frivolo dal racconto, nonostante mostri la preoccupazione di Lena quando si rende conto di come lui la stia allontanando pian piano, mentre si avvicina il momento in cui dovrà mettere in atto il proprio progetto criminoso. Sarà poi in seguito, quando Lane lascerà il posto di narratore, che avremmo un quadro completo della ragazza, molto più benevolo di quello che era stato fin lì tratteggiato. Invece quello di George Rattery si dimostrerà ampiamente negativo: non solo da ciò che emerge dalle parole di Felix, le quali lo descrivono come un rozzo ignorante capace di tormentare il prossimo e abusare di quanti gli stanno intorno, ma pure dal racconto in terza persona che viene fatto in seguito. Rattery incarna allo stesso tempo l'assassino e la vittima ideali, mostrandoci ancora una volta come tutti quanti noi siamo duplici: tanto è spietato, crudele, spregevole, insolente, prepotente quando assume il ruolo del capofamiglia e del vessatore, quanto per queste stesse caratteristiche la preda ideale di un Fato giudizioso e benevolo che dovrebbe toglierlo di mezzo per fare un favore al resto del mondo. Un ritratto altrettanto dettagliato viene fatto per gli altri componenti della famiglia Rattery: la vecchia Ethel, la "matrona romana" che spadroneggia in casa e ritiene giustificato il delitto d'onore, pronta a servirsi di mezzucci e ricatti per ottenere ciò che vuole e spietata addirittura con Phil, ma indifesa e isolata; Violet con il figlio Phil, prede di individui più determinati di loro, costretti a sopportare le angherie e a una sottomissione totale, mentre covano nel proprio cuore il risentimento e l'odio senza sfoghi. Per non parlare dei Carfax, gli amici e vicini di casa che risultano la coppia meno ben assortita ma tutto sommato soddisfatta. Possono nascondere segreti l'uno all'altra, possono essere bugiardi oppure mistificatori, ma assassini? Questa è una domanda a cui Nigel Strangeways dovrà rispondere. Questo studio della psicologia dei personaggi, pertanto, costituisce il perno attorno a cui si sviluppa "La Belva Deve Morire" ed è una sorta di sorgente dalla quale la trama stessa trae vigore, poiché è dal disvelamento di nuovi aspetti caratteriali dei protagonisti che nascono piste da seguire, capovolgimenti e sorprendenti svolte nel racconto. Poche volte prima di questo caso si era verificato qualcosa di simile.

Cecil Day-Lewis, alias Nicholas Blake, nato
nel 1904 e morto nel 1972
Una tra le cose più sconcertanti di tutto quello che riguarda Felix, tuttavia, è il fatto che egli sia una sorta di autoritratto (pp. 14-15, 22, 23) di Cecil Day-Lewis, l'uomo che si nascondeva dietro lo pseudonimo di Nicholas Blake. Poeta Laureato, amico di W.H. Auden, esperto critico, elogiato da Churchill e da Lawrence d'Arabia, nonché padre dell'attore Daniel Day-Lewis, Day-Lewis nacque nel 1904 a Ballintubbert, in Irlanda, ma si trasferì ben presto in Inghilterra, dove venne educato in alcune delle più prestigiose scuole del Regno Unito. Dopo la pubblicazione di una prima raccolta di poesie e la laurea a Oxford nel 1925, egli si sposò con Constance Mary King e iniziò ad insegnare in alcune scuole, trovando tuttavia una certa ostilità a causa della sua adesione al comunismo. Nel 1935, volendo integrare i magri guadagni che gli procacciava la sua produzione poetica, Day-Lewis decise di intraprendere la carriera di scrittore e pubblicò il suo primo mystery, "Questione di Prove", adottano lo pseudonimo di Nicholas Blake. Il romanzo, che ottenne l'elogio della critica ma gli costò anche il posto di lavoro come insegnante (il caso è incentrato su una relazione adulterina tra la moglie del preside e un insegnante), introdusse il personaggio di Nigel Strangeways, l'immagine fittizia di Auden a cui vennero affiancati i tratti peculiari dell'investigatore dilettante: la passione per la citazione (innumerevoli all'interno dei suoi romanzi) e per la declamazione di poesie ad alta voce, l'intelligenza, la cultura, un certo fascino e buone maniere. Prima della morte, avvenuta nel 1972 mentre si trovava ospite dell'amico Kingsley Amis, Day-Lewis usò il suo nom de plume per produrre altri diciannove gialli (tra cui vanno ricordati "La Belva Deve Morire", ispirato da un incidente quasi mortale occorso al figlio e da cui è stato tratto un film diretto da Claude Chabrol, "Le Pentole del Diavolo", "La Testa di Creta" e "Una Lama nel Cuore"), quasi tutti con protagonista Strangeways (il quale compie nel corso della sua esistenza un'evoluzione complicata quanto quella del suo stesso creatore), sostenendo spesso che essi servissero per sovvenzionare le spese della sua famiglia che, nel frattempo, era cambiata molte volte: a partire dagli anni '40, infatti, Day-Lewis divorziò dalla moglie e intraprese una lunga serie di relazioni con altre donne più giovani. Anche Dorothy L. Sayers ed Anthony Berkeley insistettero ad affermare come le loro crime novels fossero un semplice riempitivo per guadagnare soldi facili; il mio modesto parere è che, se davvero fosse stato così, non ci avrebbero mai messo tanto cuore ed anima nel crearli. Tutti e tre, infatti, non studiarono trame insipide e semplicistiche, ma si impegnarono ad innovare il genere, e Blake lo fece soprattutto con lo sviluppo della psicologia emotiva e l'introduzione di quesiti complessi ed intriganti.

Un esempio a sostegno di questa argomentazione è costituito proprio da "La Belva Deve Morire", il quale (come abbiamo visto) riesce a fondere molti aspetti contrastanti della classica crime story. Non solo dal punto di vista della psicologia del personaggi, i quali vengono esaminati come attraverso una lente d'ingrandimento sotto l'aspetto emotivo, ma pure in numerose altre declinazioni possiamo riscontrare l'originalità di Blake nell'approccio al giallo e la sua intenzione nel voler creare opere originali nelle trattazione dei temi e nella composizione stilistica. La trama stessa e l'enigma, che si sviluppano proprio a partire dai risvolti che gli stessi protagonisti mettono in moto, mescolano riflessione e azione e sono centrali nella costruzione del risultato finale: la loro complessità alimenta la curiosità del lettore in modo straordinario, generano equivoci e danno vita a colpi di scena inaspettati poiché improvvisi e governati da un Fato che spesso, nell'opera dell'autore, è beffardo, ironico nella sua malvagità. Spesso mi è capitato di leggere qualche thriller contemporaneo e ho riscontrato come l'ossessione per la costruzione dei personaggi spesso porti a trascurare lo sviluppo della storia; ecco, bisognerebbe prendere esempio da Blake il quale riesce a portare avanti di pari passo entrambi questi aspetti, con equilibrio e soprattutto in modo egregio e diverso. Infatti, basta dare un'occhiata alla struttura del racconto: all'inizio abbiamo un diario che ci permette di avanzare lungo la linea temporale e, allo stesso tempo, di iniziare a comprendere le personalità degli attori sulla scena; poi, cambiando registro, Felix e gli altri personaggi ci vengono mostrati da un punto di vista impersonale; ancora, passiamo a osservare le vicende attraverso gli occhi di Nigel Strangeways, il quale getta una nuova luce su quanto credevamo di conoscere; infine, attraverso note e articoli di giornale, Blake corona il tutto tornando all'impersonalità (o quasi). Tutto ciò è assolutamente sorprendente, poiché permette a chi legge di farsi un'idea a 360 gradi delle personalità e del mondo all'interno di "La Belva Deve Morire": a un certo punto tutto diventa familiare, entriamo in sintonia con gli attori e comprendiamo i loro stati d'animo.

A questa divisione tra una prima parte forte dal punto di vista emotivo e le altre, dove invece lo stile è più impersonale e l'indagine assume una forza tradizionale pur giocando sull'uso della psicologia come punto di partenza per la raccolta di prove tangibili, si aggiunge poi la cupezza dei toni del racconto. "La Belva Deve Morire", allo stesso modo di "Quando l'Amore Uccide", non racconta una vicenda dai contorni frivoli oppure "leggeri" come accade in altri frangenti dentro la classica crime story britannica: qui ci troviamo di fronte a una tragedia umana, che parte fin dalle prime righe con un ritmo serrato e che pone enfasi sulla tristezza dei destini di Martie e di Felix. Se nel caso che coinvolse l'aviatore Fergus O'Brien, quest'ultimo assumeva atteggiamenti cinici verso le minacce di morte che gli venivano rivolte e nella conclusione rivelava quanto la sua esistenza fosse stata caratterizzata da rancori e odii radicati, allo stesso modo Felix Lane ci annuncia subito di essere un potenziale assassino senza scrupoli o riserve, deciso a farsi giustizia da sé e incurante delle conseguenze del proprio gesto. Come due facce di una stessa medaglia, due specchi che riflettono l'uno con l'altro, questi personaggi non aspirano a una forma di redenzione o di riscatto, non agiscono per un fine che appaia nobile ai loro occhi: fanno semplicemente quello che devono per una sorta di senso dell'onore distorto. Anzi, meglio ancora: compiono determinate azioni per ottenere ciò che spetta loro e il Fato ha negato. "Vendetta, il boccone più dolce che sia mai stato cucinato all'inferno" scrisse una volta Walter Scott; ebbene, Felix si ciba in gran quantità di questo piatto in "La Belva Deve Morire". Nutre questo sentimento terribile con gli abusi domestici di cui sono vittime Violet e Phil Rattery, con i flirt di George con Lena e Rhoda, con il ricordo ossessivo della sorte di Martie e i cocci della propria vita. Questo romanzo (come gran parte dell'opera di Blake) non è di facile comprensione dal punto di vista dei contenuti: il rancore, l'odio radicato nel profondo, la vendetta emergono in continuazione, mescolati con la natura meschina (ma sarà davvero così?) del protagonista che non esita a servirsi di qualsiasi mezzo per raggiungere il proprio fine; addirittura ingannando i sentimenti di Lena e la fiducia degli amici come il generale Shrivenham. Nonostante la presenza di toni quasi troppo enfatici soprattutto nella parte del racconto dedicato al diario, c'è un incredibile senso di realtà al fondo di "La Belva Deve Morire": ciò che conduce Lane non è uno scherzo oppure una facezia tipica di un giallo dell'inizio del Novecento, ma un gioco molto pericoloso che può vedere il suo trionfo come la propria caduta inesorabile.

Pertanto, questo giallo dipinge una situazione che potrebbe benissimo rispecchiare la realtà dei fatti, seguendo l'esempio che già in precedenza Dorothy L. Sayers aveva indicato come modello. E lo fa sfruttando non solo uno stile ricercato, complesso, melodrammatico nei toni e carico di una forte corrente di sensibile coinvolgimento interiore, il quale rivisita la poesia classica di Terenzio, Catullo, Ovidio e altri grandi autori più o meno classici (vengono citati Coventry Patmore, poeta ottocentesco, la "Ballata di Lord Randall" e "Vier ernste Gesänge" op. 121 di Brahms, pp. 17, 47, 49, 51, 53, 86, 119, 130, 134-135, 156, 160, 165, 170, 172, 185-186, 230, 232, 247, 253, 266); Blake decide di trattare temi seri e importanti come il senso di giustizia (pp. 11-13, 18, 30-31, 64, 87-89, 257), di coscienza criminale e di riflessione sul delitto (pp. 9-10, 19, 25-28, 31-38, 44, 54, 63, 70-71, 77-78, 81, 92-93, 103, 141-143, 149-150, 152-154, 160-164, 167-168, 195-199, 248-255). Quando una persona è giustificata nel commettere un omicidio? Cosa sono il Bene e il Male, di fronte alla cattiveria innata dell'uomo? Esiste il delitto "buono", quello che permette di liberare alcune vittime dalle angherie di un aguzzino altrimenti intoccabile? Può un assassino essere capace di convivere con la propria colpa, se questa è in qualche modo legittimata? E chi decide tutto ciò? L'autore si interroga su tutti questi quesiti e ci presenta la sua visione delle cose, senza banalizzare. Dimostra come la giustizia sia qualcosa che sta al di sopra dell'essere umano: nessuno di noi può esercitarla oppure governarla fino in fondo, poiché nonostante i nostri piani dettagliati può sempre accadere una coincidenza a scombinare la faccenda. Questo concetto è insondabile; come pure la coscienza di un assassino. Uno può sforzarsi di penetrare nei fili sconnessi di una mente malata, seguirli come dentro un labirinto in cui la perdita dell'orientamento sarà fatale, ma sarà sempre un'indagine condotta solo "fino a un certo punto". Nemmeno il criminale stesso riesce a capire fin dove si può spingere. Si tratta di concetti attuali ancora oggi, che giustificano il perdurato successo di "La Belva Deve Morire"; assieme alla costruzione di personaggi eccellenti, un'atmosfera cupa e terribile, una genuina tensione, un enigma che da solo potrebbe costituire il fulcro di un giallo molto più semplice ma comunque valido, l'esplorazione delle conseguenze della vendetta dà vita a un romanzo del mistero di prima classe. Un vero capolavoro, in cui la coscienza sporca la fa da padrone. Consigliatissimo.

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venerdì 29 novembre 2019

# - Aggiornamenti dall'Approvvigionatore Letterario (Dicembre 2019 - Speciale Natale)

Salve a tutti, amici dell'Angolo dell'Approvvigionatore Letterario! Dopo dodici lunghi mesi, eccoci  quasi giunti al mio periodo dell'anno preferito; ovvero quello delle feste natalizie, che inizia con i primi giorni di Dicembre e termina con la fine di Gennaio. In realtà, sono convinto di non essere l'unico appassionato lettore a pensarla così, poiché questo momento si presta particolarmente al totale rilassamento accanto al fuoco: infatti, cosa c'è di meglio che prendere un romanzo fresco di stampa e tuffarcisi dentro da sotto una calda coperta, mettendo da parte per qualche ora tutte le preoccupazioni e la frenesia dei regali da fare? Senza dimenticare la visione di quei film confortevoli che tanto ci piacciono e ci coccolano. Lasciatemi sottolineare, però, che i fans della classica crime story si possono considerare un po' più fortunati degli altri, poiché vantano un'ulteriore tradizione grazie al cosiddetto "Christmas Murder Mystery", letterario e non; un vero e proprio sottogenere del giallo, che include storie in cui si miscelano con abilità fattori accoglienti e brutale violenza, dando vita a qualcosa di perversamente gradevole che vanta un enorme successo in tutto il mondo (non dimentichiamo i numerosi titoli pubblicati in seguito al fortunato "Sotto la Neve" in Inghilterra nel 2014). Si tratta di un'usanza che affonda le proprie radici molto indietro nel tempo e che, quindi, si vede rappresentata attraverso molte opere; forse fin troppe, tanto che si può finire per far confusione, al momento di scegliere le letture più opportune. Al fine di evitare tutto ciò, questo mese mi sono ripromesso di fornirvi uno stringato schema dei principali classici romanzi del mistero, a tema natalizio oppure semplicemente invernale, includendo le ultime novità da libreria ed edicola, in lingua italiana e inglese. Mi auguro che questa mia breve lista vi possa essere utile. Pertanto, bando agli indugi e iniziamo!

Copertina di "Trappola per Topi"
nell'edizione dei Classici del Giallo
Mondadori n. 325
Partendo con le classiche crime novels da libreria, bisogna menzionare innanzitutto tre libri di Agatha Christie editi da Mondadori: "Il Natale di Poirot", "Trappola per Topi" e "Il Caso del Dolce di Natale", contenuto nella raccolta omonima. Tutti sono diversi testi narrativi e prevedono un crimine a tema natalizio: nell'ordine, il primo è un romanzo su di un omicidio avvenuto all'interno di una famiglia, riunita per le feste ma divisa al suo interno da gelosie e invidie; il secondo una commedia teatrale in cui un omicidio, legato al tema della vendetta, si verifica in un ostello isolato dalla neve; e infine il terzo, un racconto, racconta di un furto, legato a un principe arabo, il quale vede un collegamento con il tradizionale ricevimento che ogni anno i padroni di casa allestiscono per alcuni ospiti. Si tratta di libri ormai entrati a pieno titolo nella tradizione (ad esempio, ogni anno io li rileggo quasi tutti), che non possono mancare in una collezione di tutto rispetto e che rappresentano la lettura ideale da fare in questo periodo dell'anno. Inoltre, ognuno si segnala per un motivo diverso: "Il Natale di Poirot" per essere uno dei migliori romanzi della Christie in cui avviene un "delitto impossibile"; "Trappola per Topi" per la capacità di irretire il lettore e di venire apprezzato da chiunque (non per niente, la commedia è la piece teatrale rappresentata più a lungo nella Storia); "Il Caso del Dolce di Natale" per l'accurata descrizione della preparazione delle attività festive, tratte dall'esperienza della sua stessa autrice. Se anche vi limitaste a leggere uno di questi volumi, vi assicuro che restereste comunque soddisfatti.

Copertina di "Il Segreto delle Campane"
nell'edizione della Polillo Editore
In secondo luogo, rimanendo sempre tra i classici compresi nell'offerta da libreria, vanno ricordati "Il Segreto delle Campane" di Dorothy L. Sayers e "Sotto la Neve" di J. Jefferson Farjeon, presentati da Polillo (anche se quest'ultimo è stato recentemente ripubblicato da Lindau col titolo "Morte nella Neve"). Rispetto a quelli della Christie, questi libri non sono molto conosciuti dal grande pubblico italiano; però, tra gli appassionati, restano opere di prim'ordine, se si è alla ricerca di una lettura invernale suggestiva. Il primo è il mio mystery preferito di sempre, quello che ha saputo afferrarmi e farmi riflettere di più: al di là dell'omicidio di uno sconosciuto, avvenuto in un paese della campagna inglese, e forse legato alla scomparsa di una collana di smeraldi, verificatasi molti anni prima, è soprattutto il racconto della vita quotidiana e delle vicissitudini del rettore Venables ad avermi affascinato, oltre all'inserimento di dettagliate digressioni, come quella del concerto campanario di fine anno durante una pesante nevicata (per saperne di più su questo libro, date un'occhiata alla mia recensione a riguardo). "Sotto la Neve", invece, si presenta come un giallo dalle grandissime premesse (non del tutto rispettate, ad essere sinceri) e un esempio lampante di quella che in Inghilterra è stata definita period novel; ovvero una storia suggestiva, ambientata in un'epoca passata, che ci riporta uno stile di vita lontano da quello contemporaneo, ma pieno di vivacità e adorabile proprio per il suo gusto vintage. Anche qui abbondano nevicate, sconosciuti che bussano alla porta, camere silenziose e coltelli privi di proprietario; se cercate una lettura leggera, questa fa al caso vostro.

Copertina di "Un Piccolo Omicidio di
Natale
" nell'edizione di Lindau Editore
Infine, restando ancora una volta al giallo britannico e comprendendo anche le edicole, ci sono alcuni esempi di classica crime story molto meno conosciuti, magari pubblicati recentemente solo in Italia, che meritano di essere sottoposti alla vostra attenzione. Soprattutto Polillo (ma non solo) ha dedicato alcune delle sue uscite alle feste natalizie: in primis le raccolte di racconti "Delitti di Natale" e "Altri Delitti di Natale", ma anche romanzi come "Il Canto di Natale" di Clifford Witting (membro del Detection Club ed autore molto apprezzato dalla critica), il quale narra la storia dell'omicidio di un cantore di carole, avvenuta alla vigilia delle feste. Lindau, invece, ha dato alle stampe tre volumi di genere: una ripubblicazione del "Sotto la Neve" sopracitato, "Natale con Delitto" di Mavis Doriel Hay (in cui, secondo consuetudine, un capofamiglia viene ammazzato nel corso di una riunione parentale per le feste, piccolo gioiello del giallo natalizio) e "Un Piccolo Omicidio di Natale" di Lorna Nicholl Morgan (di cui ho parlato qui il mese scorso). Sellerio ha fornito al pubblico "Un Delitto Inglese" di Cyril Hare, un altro classicissimo delitto natalizio tutto in famiglia, con tanto di maggiordomo austero, bufera di neve e casa di campagna. Chiudono la carrellata dall'Inghilterra un paio di titoli pubblicati molti anni fa ma che si possono trovare sul mercato dell'usato, "Quando L'Amore Uccide" di Nicholas Blake ("il più strano, più complicato, più melodrammatico caso" della carriera di Nigel Strangeways, in cui l'atmosfera invernale risulta pesantemente influenzata dal tema della vendetta) e "Le Tre Bare", un duplice delitto impossibile considerato il capolavoro deduttivo del dottor Fell e quello letterario di John Dickson Carr; insieme ai più recenti "Natale di Sangue", lo Speciale del Giallo Mondadori per il mese di dicembre che comprende "Il Do Tragico" di Augusto de Angelis, "Diario di un Assassino" di Leo Bruce e il racconto "Il Caso Chopham" di Edgar Wallace, e “Delitto in Bianco" di Christianna Brand, il quale è ambientato in un ospedale di guerra, durante l'inverno del 1940.

Copertina di "Morte al Telefono"
nell'edizione della Polillo Editore
Il "Christmas Murder Mystery", tuttavia, ha trovato terreno fertile non solo in terra di Albione, ma anche in America. Ultimamente non sono stati pubblicati molti volumi made in USA degni di nota; eppure, sono comunque numerosi i titoli che mi sento di consigliarvi per trascorrere un caldo Natale, venato da piacevoli brividi. Primo tra tutti, "Sangue sulla Neve" di Hilda Lawrence, in cui un investigatore viene convocato in una remota cittadina di montagna da un eccentrico archeologo, il quale desidera una guardia del corpo accanto a sé, mentre si trova ospite di una famiglia di amici. La neve cade fitta sul villaggio, e quando qualcuno sparirà senza lasciare tracce l'investigatore capirà che c'è qualcosa che non va. Oppure "Morte al Telefono" di Elizabeth Daly; si tratta di una storia che inizia con un criptico messaggio, raccolto da un postino e destinato al bibliofilo Henry Gamadge. Una richiesta d'aiuto dal membro di una famiglia che non si mescola alla società da moltissimo tempo, una trappola mortale in una casa di campagna, una veduta scomparsa sono i suggestivi ingredienti di questa affascinante storia di mistero e psicologia. Entrambi i volumi sono stati pubblicati da Polillo, mentre "Riservata Personale" di Mignon G. Eberhart e "Colpo di Grazia" di Ellery Queen sono stati messi a disposizione nel Giallo Mondadori diverso tempo fa. Se foste interessati, entrambi si possono trovare online: il primo è una storia di pura suspense, che vede ricadere una pesante eredità sulle spalle di una giovane ragazza, costretta a trovare la soluzione a un delitto irrisolto e ad impedire la consegna di cinque lettere ricattatorie (il tutto durante una tempesta di neve che paralizza trasporti e comunicazioni); il secondo, invece, rappresenta un tipico caso "alla Ellery Queen", con un enigma complesso e tradizionale che verte su un paio di gemelli separati alla nascita, una filastrocca per bambini e l'immancabile tormenta.

Copertina di "Death Comes at Christmas"
pubblicata dalla Vintage
Per finire, dopo essermi dilungato con i titoli italiani, ecco una rapida panoramica su quelli pubblicati in lingua originale. Segnalo innanzitutto "Murder in the Snow" e "Death Comes at Christmas" di Gladys Mitchell, entrambi resi di nuovo disponibili da Vintage nel 2017 e 2019 e caratterizzati da omicidi invernali: nel primo Mrs. Bradley (la zitella investigatrice), la quale ha deciso di trascorrere il Natale con il nipote nei Cotswold, indaga su strani eventi che si verificano nel bosco poco distante e su alcune lettere minatorie; nel secondo, invece, Mrs. Bradley si dirige nell'Oxfordshire per trascorrere le feste... per ritrovarsi tra i piedi il cadavere dell'avvocato locale, trovato vicino a un fiume. Morte naturale o violenta? Starà a lei scoprirlo. Per i tipi di Dean Street Press, invece, già da qualche anno sono stati pubblicati "The Night of Fear" di Moray Dalton (altro giallo da casa di campagna, in cui un signore cieco sostiene di essersi imbattuto in un cadavere durante una partita a nascondino) e "The Crime at the Noah's Ark" di Molly Thynne (in cui alcuni individui si vedono costretti a rifugiarsi in un ostello e ad affrontare un assassino mascherato), senza dimenticare "Dancing Death" di Christopher Bush (in italiano "Omicidio a Capodanno"). Chiudono la carrellata "Murder at Christmas", una raccolta di dieci racconti natalizi pubblicata da Profile Books, e due dei titoli festivi dati alle stampe dall'ottima British Library Crime Classics: "Portrait of a Murderer" di Anne Meredith (una storia affilata come un rasoio, in cui scopriamo ben presto chi sia il colpevole ma ne condividiamo così le angosce e i desideri), risalente al 2016, e "The Christmas Egg" di Mary Kelly (di cui ho già parlato qui), dato alle stampe quest'autunno.

Copertina di "The Night of Fear"
pubblicata da Dean Street Press
Non mi sembra proprio che ci manchi la scelta, eh? E non sarebbe neppure tutto qui. Ma finirei per esagerare. In ogni caso, spero che questo post vi sia utile per orientarvi tra le numerose crime novels natalizie e invernali. Come sempre, vi auguro buone letture all'insegna del giallo classico!

AGGIORNAMENTO del 5 Dicembre: Scopro ora che Locked Room International ha pubblicato "Locked Room Murders Supplement", un volume aggiuntivo al saggio capolavoro omonimo sui delitti della camera chiusa di Robert Adey. Si tratta di un supplemento ad opera di Brian Skupin (già curatore della raccolta di racconti "The Real of the Impossible"), con l’elenco completo dei titoli appartenenti a questo sottogenere dopo il 1991, fino al 2019, il quale comprende anche le opere escluse dalle edizioni precedenti, racconti, film televisivi e cinematografici e altri media. Con le letture natalizie non ha alcun collegamento, ma mi è sembrato giusto segnalare comunque la pubblicazione, visto che Three-a-Penny è seguito anche da alcuni amici appassionati di Carr & co. Come pure voglio ricordarvi i quattro romanzi editi da Mulatero Editore, ambientati in montagna e quindi più che adatti ad essere divorati mentre si sta al caldo. Alla prossima!

Copertina di "Locked Room Murders
Supplement" pubblicata da Locked Room
International
Link ai titoli consigliati su Libraccio:
"Il Natale di Poirot" di Agatha Christie;
"Trappola per topi" di Agatha Christie;
"Il caso del dolce di Natale e altre storie" di Agatha Christie;
"Il segreto delle campane" di Dorothy L. Sayers;
"Sotto la neve" di J. Jefferson Farjeon
"Delitti di Natale" di AA.VV.;
"Altri delitti di Natale" di AA.VV.;
"Il canto di Natale" di Clifford Witting;
"Natale con delitto" di Mavis Doriel Hay;
"Un piccolo omicidio di Natale" di Lorna Nicholl Morgan;
"Un delitto inglese" di Cyril Hare;
"Sangue sulla neve" di Hilda Lawrence;
"Morte al telefono" di Elizabeth Daly.

Link ai titoli consigliati su IBS:
"Il Natale di Poirot" di Agatha Christie;
"Trappola per topi" di Agatha Christie;
"Il caso del dolce di Natale e altre storie" di Agatha Christie;
"Il segreto delle campane" di Dorothy L. Sayers;
"Sotto la neve" di J. Jefferson Farjeon;
"Delitti di Natale" di AA.VV.;
"Altri delitti di Natale" di AA.VV.;
"Il canto di Natale" di Clifford Witting:
"Natale con delitto" di Mavis Doriel Hay;
"Un piccolo omicidio di Natale" di Lorna Nicholl Morgan;
"Un delitto inglese" di Cyril Hare;
"Sangue sulla neve" di Hilda Lawrence;
"Morte al telefono" di Elizabeth Daly.

Link ai titoli consigliati su Amazon:
"Il Natale di Poirot" di Agatha Christie;
"Il caso del dolce di Natale" di Agatha Christie;
"Trappola per topi" di Agatha Christie;
"Il segreto delle campane" di Dorothy L. Sayers;
"Sotto la neve" di J. Jefferson Farjeon;
"Delitti di Natale" di AA.VV.;
"Altri delitti di Natale" di AA.VV.;
"Il canto di Natale" di Clifford Witting,
"Natale con delitto" di Mavis Doriel Hay;
"Un piccolo omicidio di Natale" di Lorna Nicholl Morgan;
"Un delitto inglese" di Cyril Hare;
"Quando l'amore uccide" di Nicholas Blake;
"Le tre bare" di John Dickson Carr;
"Natale di sangue" di AA.VV. (sono ebook);
"Sangue sulla neve" di Hilda Lawrence;
"Morte al telefono" di Elizabeth Daly;
"Riservata personale" di Mignon G. Eberhart;
"Colpo di grazia" di Ellery Queen;
"Murder in the Snow" di Gladys Mitchell;
"Death Comes at Christmas" di Gladys Mitchell;
"The Night of Fear" di Moray Dalton;
"The Crime at the 'Noah's Ark" di Molly Thynne;
"Dancing Death" di Christopher Bush;
"Murder Under the Christmas Tree" di AA.VV.;
"Portrait of a Murderer" di Anne Meredith;
"The Christmas Egg" di Mary Kelly;
"Locked Room Murders Supplement" di Brian Skupin.